Simona e Daniele: 100.000 Km in bicicletta, da Roma ai passi più alti del mondo

Simona e Daniele, entrambi nati a Roma, rispettivamente 36 e 29 anni fa. Entrambi coltivano una grossa passione per la bicicletta urbana, la montagna ed il viaggio. Attualmente disoccupati esploratori del mondo. In precedenza Daniele, Ingegnere delle Telecomunicazioni, lavorava come ricercatore all’Università, Simona invece era impiegata presso una società di e-commerce alberghiero. Attuale residenza? Mondo!

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CIAO SIMONA E DANIELE, UN VIAGGIO DI 100.000 CHILOMETRI IN SELLA A UNA BICICLETTA RAGGIUNGENDO I PASSI PIU’ ALTI DEL MONDO: COME NASCE L’IDEA?

L’idea nasce da Daniele, durante un suo precedente viaggio in bicicletta da Madrid a Roma, e combina le passioni per la montagna, i sette passi, il viaggio, girare il mondo, e la bicicletta, il mezzo utilizzato per compiere questa impresa!
È in assoluto il nostro primo giro del mondo. I nostri piccoli viaggi precedenti erano comunque incentrati sul vivere all’aria aperta il più possibile, amando le comodità della tenda, del fornello da campeggio ma soprattutto passando le giornate a faticare camminando oppure pedalando…Insomma inconsapevolmente ci siamo da sempre preparati per un viaggio del genere.

 

DA QUANTO TEMPO SIETE PARTITI DA ROMA E QUALI PAESI AVETE GIA’ ATTRAVERSATO?

Siamo partiti quasi un anno fa, esattamente il 12 luglio 2014. Lasciata Roma abbiamo pedalato lungo tutta la Francigena fino ad arrivare alle Alpi. Invece di andare dritti ad est abbiamo deciso di andare ad ovest! Sia per fare il primo passo del progetto, sia perché sognavamo di pedalare l’arco alpino da ovest ad est, e così è stato! Lasciata definitivamente l’Italia a Trieste, abbiamo cominciato il nostro viaggio verso oriente. Attraversando, ad oggi, 13 paesi e percorso circa 13.000 chilometri per le strade di Francia, Svizzera, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan ed ora Kirghizistan.

 

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QUANTI DEI 7 PASSI AVETE GIA’ RAGGIUNTO E QUALI ANCORA VI MANCANO?

Finora ne abbiamo già fatti due, il Col de La Bonette sulle Alpi francesi, raggiunto i primi di agosto, ed l’Ilgar Dagi Gecidi, sulle montagne Kackar nell’est della Turchia, raggiunto in una gelida giornata di dicembre!

 

PRIMA DI QUESTA GRANDE SFIDA QUALI SONO STATE LE ESPERIENZE PiU’ SIGNIFICATIVE NEL VOSTRO CURRICULUM DI VIAGGIATORI E DI SPORTIVI?

Come già detto Daniele ha già all’attivo 4000 chilometri da Madrid a Roma, sempre in bicicletta. Poi viaggi in solitaria in Marocco, molti trekking lunghi (tra cui l’impegnativa alta via n. 3 in Friuli) ed il Cammino di Santiago. Simona nessuna esperienza di viaggio in bicicletta, ma molti viaggi per l’Italia ed all’estero inseguendo la passione per l’arrampicata e la montagna.

 

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UN PO’ DI DETTAGLI PRATICI: QUANTI KM FATE IN MEDIA AL GIORNO, DOVE PERNOTTATE, QUAL E’ LA PROCEDURA PER OTTENERE I VISTI NECESSARI AD ATTRAVERSARE LE VARIE FRONTIERE?

In media siamo sui pedali per 5 ore al giorno, ed in questo tempo la quantità di chilometri che riusciamo a fare varia molto a seconda della strada che percorriamo. Se la strada è piatta ed asfaltata raggiungiamo i 100 chilometri altre volte, come nella Pamir, addirittura soli 30 chilometri (la metà dei quali fatti spingendo le biciclette lungo ripidi pendii di ciottoli e sabbia). Prediligiamo la tenda come luogo per dormire, ma nelle grandi città dobbiamo cercare altre soluzioni, come ad esempio Couchsurfing, Warmshower o economici ostelli. I visti li stiamo facendo di paese in paese. Ad esempio, in Georgia abbiamo fatto il visto per l’Azerbaigian, dove abbiamo fatto i visti per Kazakistan, Uzbekistan e Tajikistan. Ora, in Kirghizistan, stiamo avviando le pratiche per il visto cinese. Dove si fanno i visti? Al Consolato del paese in cui si vuole accedere, quindi bisogna sempre verificare se dove intendiamo farli ci sia effettivamente il consolato di competenza. Se, ad esempio, si vuole fare il visto per il Vietnam in Cina, bisogna accertarsi che via sia, in Cina, l’ufficio consolare del Vietnam.

 

QUANTO TEMPO AVETE A DISPOSIZIONE PER PORTARE A TERMINE IL PROGETTO?

Nessun tempo limite, non ci siamo dati una data di scadenza o un biglietto di ritorno. Per tradurre il nostro viaggio in tempo, basta pensare che vogliamo percorrere circa 100.000 chilometri che, con una media di 70 chilometri al giorno, fa circa 4 anni. Ma è una mera stima matematica, la fine del progetto sarà la fine del viaggio, e non sappiamo quando ciò accadrà!

 

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QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA VOSTRA IMPRESA?

Alla base di tutto c’è la voglia di vedere il mondo, di conoscerlo e farlo conoscere per ciò che è realmente, quindi un obiettivo di scoperta e di promozione di un modo di viaggiare responsabile e sostenibile. Poi c’è l’obiettivo sportivo, ovvero scalare in bicicletta i sette passi di montagna transitabili più alti al mondo. A questo abbiamo unito una raccolta fondi per la World Bicycle Relief, ONG di base in America, che si occupa di distribuire biciclette nei paesi in via di sviluppo, per permettere alle piccole comunità di muoversi con mezzi economici, di facile manutenzione ed altamente sostenibili. Tutto ciò naturalmente lo facciamo stando in sella alla nostra bicicletta, quindi c’è anche la voglia di promuovere l’uso di questo mezzo straordinario, che permette di arrivare ovunque, in modo ecologico e salutare, e che permette di vivere le esperienze di viaggio da una differente prospettiva, quella della strada.

 

COME VI ACCOLGONO LE POPOLAZIONI LOCALI E COME COMUNICATE CON LORO?

C’è sempre tantissimo entusiasmo attorno a noi. Dalle persone in strada, ai militari dei confini, ai bambini…non c’è persona o paese in cui ci siamo sentiti piacevole oggetto di attenzioni! Dal semplice saluto, alla richiesta di fotografie (come fossimo personaggi famosi) a chi si intrattiene più a lungo perché vuole sapere di più del nostro progetto. Come un gruppo di studenti delle superiori di un paese vicino Bishkek. Ci hanno avvicinato mentre ci godevamo una pausa nel parco e ci hanno tempestato di domande sinceramente interessate sul perché stessimo viaggiando in bici. È stato un momento bellissimo, poter trasmettere a dei ragazzi giovani il nostro sogno. Il tutto di solito avviene con un mix di varie lingue, pochissimo inglese (non è facile trovare persone che parlano inglese in questa parte di mondo), qualche parola imparata durante la permanenza nel paese (dalla Turchia all’Asia Centrale abbiamo avuto il vantaggio di una lingua quasi univoca, ovvero il turco) e la grande voglia di interagire.

 

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UN EPISODIO PARTICOLARMENTE DIVERTENTE?

Non saprei se definirlo divertente, ma di certo bizzarro! In Kazakistan, mentre attraversavamo la steppa in pieno inverno, ci siamo avvicinati ad un paesino per fare rifornimento di cibo. Proprio all’ingresso del paese siamo stati affiancati da una macchina e l’autista, come è prassi da queste parti, ha cominciato a farci domande e scattare le solite foto. Finite le foto, ha continuato a seguirci guidando con una mano e con l’altra riprendendoci con lo smartphone!
Ci ha seguiti in questo modo fino al supermercato dove, pensavamo, ci avrebbe salutato… invece è sceso dalla macchina, smartphone sempre acceso in fase di ripresa, ed ha seguito Daniele nel supermercato, riprendendo ogni sua mossa! Ci ha ripreso per tutto il tempo necessario a fare la spesa, mettere il cibo nell borse, rispondere alle domande ed alle richieste di foto di altri abitanti del paese, i quali pensavano stesse con noi..forse il cameramen personale? Alla fine siamo dovuti scappare via approfittando di un suo attimo di distrazione!

 

UN’ESPERIENZA PARTICOLARMENTE FATICOSA?

Dipende dal tipo di fatica: mentale, emotiva o fisica. Mentalmente attraversare in inverno l’Ustyurt Plateu (un deserto a cavallo tra Kazakistan ed Uzbekisatn) con un vento forte perennemente contro, ci ha davvero provati. Ci è voluta molta forza di volontà per combattere ogni mattina con il ghiaccio nella tenda, sciogliere l’acqua nelle bottiglie per avere qualcosa di caldo e pedalare contro un muro invisibile di 40 km/h che ci costringeva ad una velocità mai superiore ai 10 km/h in un paesaggio bellissimo ma desolante, piatto, sempre uguale e senza traccia umana.
Fisicamente la Pamir Highway in Tagikistan ad oggi è ciò che ci ha provato di più, non tanto per le difficoltà tecniche (le Alpi sono decisamente più difficili con pendenze importanti e grandi dislivelli) ma per il dover affrontare la quota e le strade non agevoli con una bicicletta molto molto pesante!
Emotivamente ci provano molto le questioni burocratiche, ovvero le varie richieste dei visti. Non sempre è facile e spesso ci si scontra con muri di gomma.

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COME CAMBIA LA PERCEZIONE DI SE’ E DEL MONDO QUANDO SI VIVE UN’AVVENTURA DI QUESTA PORTATA?

Credo ci voglia tempo prima che la percezione che abbiamo di noi si modifichi, anche in un viaggio del genere in cui si è completamente e costantemente esposti ad incontri, emozioni, sfide. Partiamo con anima e mente già piene di molte esperienze e percezioni, non è facile cancellare tutto e riscrivere ciò che siamo, non è facile e forse nemmeno corretto. Noi portiamo noi stessi nel mondo, ciò che siamo e ciò che viviamo, ciò che siamo stati e ciò che abbiamo vissuto. È uno scambio continuo tra noi e l’esterno. Forse la percezioni di noi cambierà nel momento in cui torneremo da dove siamo partiti, forse allora ci renderemo conto di cosa è accaduto nel tempo passato in viaggio. Percepire il mondo risulta forse più diretto, tutto sembra lontanissimo o vicinissimo. L’Italia è lontana ma sembra ieri che siamo partiti. Abbiamo percorso 13.000 chilometri ma a noi sembra di aver appena varcato la soglia di casa. Il mondo a volte ci sembra così grande quando pensiamo ai paesi e continenti che dovremo attraversare in futuro ma così piccolo se ripensiamo alla strada percorsa. È quanto accade anche con il tempo, non sai più cosa è accaduto molto tempo fa e cosa, invece, è appena trascorso. Il tempo assume una forma completamente diversa, che va al di là del calendario o delle lancette dell’orologio ma diventa pura percezione delle emozioni che abbiamo vissuto.

 

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SE POTESTE METTERE LA RETROMARCIA C’E’ QUALCOSA CHE NON RIFARESTE?

Sinceramente? Nulla!

 

SE VUOI SEGUIRE SIMONA E DANIELE NEL LORO LUNGO VIAGGIO:

Sito: becycling.net

FB: Dai 7 colli ai 7 passi

 

 

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