Quando viaggi sei dentro o fuori la tua zona di comfort?

“Che cos’è la zona di comfort? Un luogo piuttosto comodo. E allora perché ne dovrei uscire? Per non perdere delle occasioni”.

E’ consolante sapere che una zona di comfort ce l’abbiamo tutti e che ci costa solo due fatiche: prima riconoscerla e poi decidere di abbandonarla.

Ma come si riconosce?

E’ quello spazio in cui senti di essere a tuo agio, in cui sei al riparo dal rischio: abitudini, routine, famiglia, lavoro, amicizie.
I giorni, i mesi, gli anni e perché no le situazioni, in cui la parola emozione è più o meno assente e ti abitui a credere che quello che vivi sia già il massimo del tuo potenziale. Che, comunque vada, puoi sempre pensarci domani. Ma poi non ci pensi. Un po’ per abitudine, un po’ per paura. Questa è la zona di comfort. Ed è tutto sommato un perimetro sereno in cui puoi restare per un lasso di tempo infinito, finché il mondo, dal di fuori, non inizia a chiamarti e a farti sentire il suo fascino, che poi è anche il tuo.

Si ma il viaggio cosa c’entra?

Il viaggio è un detonatore: se vuoi puoi lasciare che il mondo sia solo un contenitore di attrazioni turistiche più o meno memorabili oppure un pretesto per abbandonare le tue sicurezze ogni volta che varchi la soglia di casa, in direzione di una meta qualunque, deciso ad accettare qualche piccolo rischio per vedere cosa c’è, di te stesso, che ancora non sai.

Ma non si era detto che bisogna sempre scegliere la via meno faticosa, quella che ci fa sempre sentire ‘come a casa’ per godersela del tutto e fare ritorno un pò rigenerati? Forse. Non sempre. Non quando si parla di viaggio. Il viaggio è impegno, qualche volta fatica, soprattutto capacità di adattamento. Ed è sperimentando ciò che è lontano da te, non solo in chilometri, che puoi espandere la tua ‘zona comoda’, ampliarne i confini, vederti da fuori e dire ‘perché non ci ho provato prima?’.

Non servono sport estremi, prove fisiche o di resistenza per uscire dalla ‘comfort zone’. Basta fare un po’ di scompiglio nelle tue credenze, mettere mano nei ‘non fa per me’ e vedere che succede.

 

QUANDO VIAGGI SEI DENTRO O FUORI LA TUA ZONA DI COMFORT?

 

DA SOLI
E’ che se parti da solo, sei già a metà dell’opera. Il gruppo oppure anche solo un compagno di viaggio attutisce l’impatto tra te e quello che di te vuoi scoprire. Da solo sei costretto a farci un po’ i conti. Affrontare la sfida di essere in un punto qualunque del pianeta, lontano da casa, con il tuo bagaglio e poco di più, in compagnia di nessuno se non del tuo desiderio di scoprire quante più cose possibili. Quando ci provi per la prima volta capisci quale sia la differenza e cosa significhi lasciare la zona di comfort in un angolo della casa, ad aspettare il tuo ritorno.

IL MENU’ E’ UN MAPPAMONDO
Quando la lista che ti trovi davanti è un insieme di parole e alimenti sconosciuti si può uscire dalla zona di comfort accettando il rischio: chiudere gli occhi, puntare il dito e ordinare. Lo stesso gesto che a volte si faceva sui mappamondi sognando di andare lontano e che oggi, a volte, si fa sui motori di ricerca: l’offerta più bassa e si parte. Cosa importa dove? Anche il palato sopporta qualche piccola avventura, ogni tanto.

TERZA CLASSE
Un sedile non proprio confortevole, bambini e pacchi di vario genere, il vicino che ti offre non si sa che da mangiare. La terza classe è un micro-cosmo e non ha niente a che fare con l’alta velocità “ognuno nel suo posto, ognuno nel suo mondo”. E’ un caos traboccante di vita, una ribellione alla parola ‘asettico’, un incontro di genti che chissà dove vanno. Il posto ideale per mettere in crisi la parola ‘turista’. E al prezzo più basso.

viaggio e zona comfort

UN ALBERGHETTO LOCALE
Può essere in pieno centro o in qualche quartiere periferico. Di solito non ha molte stanze, è gestito da persone del posto, forse nessuno parla inglese, tanto meno altre lingue. L’alberghetto locale non è su tutte le guide, magari te lo consiglia un altro viaggiatore, forse lo trovi per caso, ti ispira, sei stanco di cercare e ti fermi. Ci devi solo dormire, fare una doccia, colazione e ripartire. Il bagno fuori dalla camera in comune con altri? Ma si, perché no?

UNA TENDA
Il corpo si abitua, se gli diamo il tempo per farlo. Dormire in tenda, per alcuni, è una prova d’audacia: spariscono tutti i punti di riferimento, un sottile strato di plastica fra noi e tutto il mondo fuori. Ma ci sono suoni e rumori che puoi sentire solo se sei sdraiato lì, in quei 3 metri quadrati, immerso nella natura. Vivere in città annebbia un po’ i sensi, te ne accorgi quando dormi in una pineta, nel deserto o in qualsiasi altro luogo ti faccia da sosta notturna: senti il rumore del mondo o il suo silenzio. E riuscirà a mancarti, quando sarai a casa.

A CASA DI ESTRANEI
Ora non è più cosa rara: dormire a casa di estranei disposti ad accogliere viaggiatori di nazionalità diverse. Fare Couchsurfing è solo l’esempio più comune. Entrare nella vita di un altro, anche se per pochi giorni o soltanto una notte mette in discussione l’idea stessa di ‘riparo’ e sicurezza che, di solito, si trova in una stanza d’albergo: ti chiudi la porta alle spalle e se ne riparla il giorno dopo. Trovarsi nel salotto di un perfetto estraneo apre all’imprevisto, si è costretti a vincere timidezza o qualsiasi altro tipo di difficoltà di relazione. Condividerne il bagno, le altre parti della casa. Mangiare insieme, magari in cucina, senza avere gli stessi gusti ma incontrandosi nella curiosità di conoscerli.

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PERDERSI
Qualcuno dice che ‘perdersi è il modo migliore per inciampare nell’altrove’. E se quell’altrove fossi proprio tu? Se buttando via la cartina per una mezza giornata scoprissi che il mondo si può conoscere comunque e che, anche se ci hanno insegnato a non farlo, perdersi volontariamente significa praticare l’arte dello spaesamento? La zona di comfort, in questo caso, è ridotta ai minimi termini. Tutto si fa imprevisto e la routine è solo un vago, anche se rassicurante, ricordo.

MEZZI COLLETTIVI
I mezzi collettivi sono scuola di vita. O sopravvivi, e li ami, oppure resti per sempre a guardarli da lontano, chiedendoti cosa si possa provare a salirci sopra.. Prenderne uno e aspettare che sia pieno prima di partire, a volte anche più di 2 ore, significa accettare il ritmo del luogo, forse la sua anima profonda. E poi si sta stretti, a volte molto stretti, e la vicinanza non è materia facile per tutti. Lo spazio vitale è condiviso. La zona di comfort, forse, pure.

CON CHI NON TI SOMIGLIA
Frequentare luoghi in cui hai la possibilità di incontrare solo altri viaggiatori, gente che ti somiglia, occidentali, significa restare ancorati alla ‘zona comoda’. Uscire dai circuiti creati apposta per i giramondo è già una piccola sfida. Partecipare ad un rave-party, dire di si all’invito a cena di una famiglia locale, fare un’escursione con un gruppo di giapponesi che non sa una parola d’inglese e trasformare quella voce di dentro che dice ‘no grazie, non fa per me’ in un semplice si.

CON TUTTI I MEZZI
Provarli tutti: la bicicletta, il treno, la moto, i propri piedi, il car-sharing. A volte l’abitudine ad agire sempre nello stesso modo la si esporta anche in viaggio: andiamo da A a B in aereo, ci spostiamo in loco su quattro ruote, o qualcosa di simile. E il titolo sembra essere: ‘a me piace fare così’ senza aver, in realtà, dato voce a nient’altro che a lei, la zona di comfort. Perché non provare a vedere il mondo dal sellino di una bici? Perché non infilarsi un buon paio di scarpe e vedere che succede a camminare? E’ la magia del viaggio, non semplice avventura.

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