Scrivere in viaggio

Vi piacerebbe scrivere il vostro viaggio?  Magari finora avete preso appunti, tenuto una specie di diario senza un’organizzazione precisa, ma con alcune semplici regole si possono ottenere buoni risultati. Scrivere è un’attività molto intima, ci mette in contatto col nostro sè più profondo e ci aiuta, soprattutto in viaggio, ad affinare sguardo e percezione. Elementi basici per diventare viaggiatori! Trovare un momento per mettere su carta le nostre sensazioni o la descrizione delle immagini che ci passano davanti è anche un modo, uno dei tanti, per tenersi compagnia quando viaggiamo da soli! Durante le attese al ristorante, in aeroporto, in stazione o in qualsiasi altro luogo si possa approfittarne e usare carta e penna. Vediamo come?

1) Innanzitutto, dobbiamo cercare un modo del tutto personale di raccontare un viaggio: diaro, blog, reportage, ecc, ecc… Ogni esperienza di viaggio può assumere contorni differenti in base a come decidiamo di raccontarla. Avere presente fin dall’inizio quale sarà il tipo di narrazione di cui faremo uso ci aiuterà a ricercare e sviluppare il nostro stile.

2) Elaborare e organizzare  gli avvenimenti. Trovare un giusto equilibrio tra informazioni e impressioni, tra quello che ci hanno raccontato e quello che pensiamo noi. Chiediamo opinioni, aggiungiamo dati ricavati da letture locali, non limitiamoci ad annotare il nostro pensiero. Anche se stiamo scrivendo un diario di viaggio che nessuno leggerà mai, che sarà totalmente privato, avremo il piacere della rilettura se riusciremo ad inserire i vari elementi in modo fluido e non ripetitivo.

3) Fermarsi, sentire, osservare; sviluppare una sensibilità per i particolari. Se vogliamo creare una storia legata al nostro viaggio dobbiamo entrare completamente in esso. Lasciarci andare, aprire i pori, riattivare i sensi. Ascoltare le storie che le persone hanno da raccontare. Metterci in ascolto delle nostre emozioni. Uscire il più possibile dai circuiti del turismo di massa, allontanarsi dalle strade pricipali, esplorare, perdersi. Allora le parole fluiranno naturalmente.

scrivere in viaggio

4) Non giudicare: riportiamo la realtà per come ci appare, senza aggiungere elementi che possano essere interpretati come giudizi. A volte possiamo trovarci in luoghi e culture talmente diversi da quello a cui siamo abituati che verrebbe spontaneo ragionare per comparazione. Cosa è meglio, cosa è peggio? Questo può essere un esercizio utile ad abbattere preguidizi e luoghi comuni, trattenersi dal giudicare scrivendo è già un modo neutrale di porsi  rispetto alla realtà che ci si presenta.

5) L’essenzialità e la semplicità sono il nostro punto d’arrivo! Un linguaggio troppo ricercato riduce l’empatia. L’emozione che vogliamo trasmettere passa più facilmente se  espressa con naturalezza.

6) Lavorare con le metafore o le citazioni, se ne conosciamo, ma senza esagerare. Aneddoti, riferimenti culturali e sociali, elementi storici e geografici. Cerchiamo di avere sempre con noi un quaderno, qualche foglio, la famosa Moleskine per annotare sensazioni, emozioni, fatti che andrebbero perduti se non fermati all’istante.

viaggiatori si diventa

7) Tutto è già stato visto e forse anche scritto, ma non con i nostri occhi nè con la nostra sensibilità. Se ci viene in mente una frase fatta, cerchiamo dei sinonimi, sforziamoci di trovare un modo altro di mettere su carta l’emozione che stiamo provando, l’immagine che stiamo vedendo. Raccontiamo di quello che vediamo e non troppo di quello che siamo partiti per vedere. Viaggiatori si diventa anche staccandosi dai consigli delle nostre guide, trovando il nostro personale punto di vista. Il nostro sguardo e la nostra penna devono essere in comunicazione, complici nell’atto di registrare la realtà circostante.

8) Non preoccupiamoci di trovare le parole giuste all’istante; raccogliamo i fatti, le emozioni, le sensazioni per poi concentrarci sulla forma. Avremo tempo per perfezionare nei tempi di cui parlavamo prima: ristorante, aeroporto, stazione, ecc..

9) L’ultimo consiglio non è proprio inerente allo scrivere in viaggio ma allo scrivere in generale. I futurologi prevedono che fra cinquant’anni avremo perso l’uso della scrittura, che sapremo usare solo una tastiera e non ci ricorderemo più come si tiene una penna in mano. Forse approfittare del tempo di un viaggio per mantenere viva una capacità di questa portata potrebbe sembrare meno futile di un semplice diario di viaggio? A me pare proprio di si! Buona…grafia, allora!

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