Sindrome di Wanderlust: la malattia di chi è nato per viaggiare

E’ lì da sempre. Ci sei nato, con quel desiderio di attraversare stati, continenti, oceani e montagne e poter dire, un giorno, di averlo visto tutto, il mondo.

Si chiama Wanderlust, dal tedesco wander (vagabondare) e lust (ossessione, desiderio), in italiano dromomania. Recenti studi scientifici sulle mutazioni genetiche ipotizzano che il desiderio di viaggiare, fare esperienze nuove, trovarsi a proprio agio nell’avventura e non nella routine, risiedano in un gene del nostro DNA: il DRD4-7R. Il gene Wanderlust. Il gene viaggiatore.

Sindrome di wanderlust, la malattia di chi è nato per viaggiare

Come si riconosce un malato di Wanderlust?

Molto si è scritto su questa strana ‘malattia’, alcuni dicono che un wanderluster si riconosce dal tempo che passa sui motori di ricerca, altri dal fatto che non ripone mai veramente la valigia, che la tiene sempre lì, a portata di mano, che le librerie di viaggio significano ‘casa’, che ama incontrare persone a cui poter chiedere ‘di dove sei?’.

Ma forse c’è di più.

C’è che il suo corpo ha i segni degli aeroporti in cui ha dormito, dei sedili dei treni o bus in cui ha passato  giorni interi, del numero dei voli, alberghi, ostelli, tende, case altrui a cui è stato presente e che nemmeno lui riesce a quantificare.
C’è che il suo sguardo esprime curiosità per tutto quello che è diverso, bello nella sua purezza naturale, ingiudicabile e contraddittorio. Come il mondo.
C’è che l’idea stessa di ‘casa’, di mettere radici, di relegare l’esistenza ad un unico posto gli risulta inaccettabile, un’orrenda condanna.

Lo stupore è la sua adrenalina. Il cuore, il cervello, il fegato ne hanno bisogno. E l’unico rimedio è prendere e andare, non stare mai fermi.
Wanderlust e jet-lag sono intimi amici: chi è nato per viaggiare non lo considera un fastidio ma la conferma di un altrove molto lontano in cui, finalmente, si trova.

Malattia, dunque, o privilegio?

Uscire dai propri confini e capire, tentare di capire, chi siano, che facce abbiano coloro che vivono a 8-10 mila chilometri da noi. Quali le loro abitudini, le loro tradizioni. Forse, più che malati, ci si può considerare privilegiati.
E’ come un dono. Chi è nato per viaggiare ha una passione. Si chiama mondo. E lo ama incondizionatamente, visceralmente, senza riserve.

Sindrome di wanderlust

Wanderlust è soltanto una parola. La sua prima comparsa risale al 1902, in terre inglesi. L’irrequietezza accompagna invece gli uomini da sempre, soprattutto quelli che hanno deciso di non adeguarsi alle regole di una società che ci vorrebbe stanziali, immobili, impegnati a generare profitto.

Wanderlust, dromomania, il gene DRD4, il gene viaggiatore sono allora la salvezza. La vera malattia è restare a casa.

 

E tu, sei portatore di geni viaggiatori?

Se vuoi approfondire il tema puoi leggere: 10 segni per capire se sei diventato un viaggiatore

Se la tua wanderlust, invece, è in attesa della prossima partenza puoi consolarti con i film di viaggio: 65 film di viaggio da vedere e rivedere

6 Comments

  1. si possono includere anche i Rom in questa bella categoria di sognatori? io penso di si perche’ anche loro amano muoversi, viaggiare ,conoscere , insomma non stare mai nello stesso posto… voi che ne pensate

  2. Cécile says:

    Grazie, adesso capisco perché non mi sento a casa da nessuna parte! Che sollievo! 🙂

  3. DEL VESCOVO MATTEO says:

    Adesso finalmente capisco molte cose …

  4. manuela says:

    continuare a traslocare sentendo la necessità di cambiare casa spesso è un sintomo? 🙂

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